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SUMMARY:BEHIND | Monica Giovinazzi
DESCRIPTION:BEHIND è la nuova esposizione di Monica Giovinazzi\, performer e artista visiva romana di nascita e viennese d’adozione. La mostra\, a cura di Barbara Pavan\, è un’esplorazione tra materia\, soglie\, infanzia e passaggi culturali. \nCe ne parlano l’artista e la curatrice in questa intervista: \nMonica Giovinazzi: Sono una performer e un’artista visiva. Lavoro prevalentemente con materiale di recupero perché mi interessa ridare vita a ciò che esiste già. Credo che questo sia il modo migliore per trasmettere valori e idee legati alla metamorfosi. Ognuno di noi non è un corpo compatto e finito\, ma è fatto di ciò che si lascia dietro: tracce\, sguardi\, le azioni del passato e ciò che verrà. \nCome nasce il progetto “Behind”? \nMonica Giovinazzi: Behind nasce da un pensiero rivolto alle persone “piccole”\, ai bambini. Sono convinta che il ruolo dell’artista sia anche quello di sostenere i più piccoli\, aiutandoli a sviluppare capacità critica e una visione personale del mondo. Il progetto è nato inizialmente come idea per un libro per l’infanzia legato al tema della morte\, intesa non come fine\, ma come metamorfosi\, cambio di forma e passaggio. \nQual è l’approccio ideale per un visitatore che vuole esplorare la mostra? E come è stato pensato lo spazio espositivo? \nMonica Giovinazzi: Penso sempre che l’atto performativo sia fondamentale per avvicinare il pubblico. Mi piace che le persone possano toccare le opere\, tenerle in mano e non vivere l’arte come qualcosa di distante. \nMi auguro sempre che nello spazio entrino bambini e bambine: il loro è uno sguardo nuovo\, libero e incredibilmente creativo. Per me come artista è una restituzione preziosa\, capace di darmi nuovi input ed emozioni da continuare a elaborare. \nEntriamo nella materia: carta antica e plastica. Come nasce questo dialogo tra fragile e pop? \nMonica Giovinazzi: Ogni tema che affrontiamo richiede un materiale specifico: la materia è per me un interlocutore che mi restituisce qualcosa che a priori non conosco. Per Behind cercavo un senso di grande fragilità\, così sono nate le carte antiche\, elementi che a volte si sbriciolano tra le mani. \nA queste ho contrapposto le plastiche\, materiali capaci di restituire una dimensione giocosa\, pop e trasparente. La dialettica tra la fragilità della carta e la presenza della plastica è diventata il medium perfetto per raccontare il concetto di soglia e passaggio. \nNei tuoi lavori scegli quasi sempre materiali di scarto. Come avviene la selezione? \nMonica Gioinazzi: Non può mai essere un materiale qualsiasi. Anche se amo la pittura a olio e la pittura su legno\, in questo contesto serviva una materia trasformabile\, manipolabile\, capace di comunicare il cambiamento al primo sguardo. Guardando le forme grandi si riconosce subito il gonfiabile da spiaggia o la t-shirt strappata. La metamorfosi non doveva essere semplicemente rappresentata nell’opera: l’opera stessa è la metamorfosi. \nAll’inizio il linguaggio delle forme è nato sulla carta\, che mi permetteva di sperimentare con stampe in positivo e negativo. L’innesto della plastica e del tessuto strappato è arrivato quando ho dovuto immaginare la tridimensionalità. Volevo richiamare un immaginario infantile: le ciambelle\, i gonfiabili. Non a caso\, dietro le strutture più grandi mantengo sempre le avvertenze originali: “Attenzione: tenere lontano dai bambini”. \nSi può dire allora che la “soglia” è il punto esatto in cui corpo\, materia e memoria decidono di trasformarsi? \nMonica Giovinazzi: La soglia è sempre lì\, pronta per essere varcata. È un passo che a volte si compie anche inconsapevolmente ed è una grandissima fonte d’ispirazione. La metamorfosi è costante: ogni istante cambiamo molecole e le scambiamo con chi abbiamo di fronte. Oltre la soglia c’è sempre qualcun altro\, e la relazione modifica entrambi. Ciò che lasciamo è la nostra traccia eterna\, ed è questo che desidero trasmettere ai bambini: non bisogna avere paura del cambiamento. \nProvenendo dal teatro e dalla performance\, come influiscono il corpo e il movimento nella creazione delle opere visive? \nMonica Giovinazzi: Moltissimo. Dipingo e lavoro quasi sempre a terra\, raramente a un tavolo. Quando lavoro il ferro\, ad esempio\, il corpo entra in gioco completamente: lo piego e lo modello usando i piedi\, le ginocchia\, il peso del corpo. Anche gesti come cucire o strappare mi portano a impegnare la fisicità in modi sempre differenti. \nCosa avvicina un curatore al lavoro di un artista come Monica? \nBarbara Pavan: Si tratta di un rapporto che si costruisce nel tempo attraverso uno scambio continuo di riflessioni. In questo caso sposo pienamente le sue tematiche e le sue modalità espressive. Monica è un’artista autentica\, priva di costruzioni o “personaggi”. Si cura poco della confezione e si concentra completamente sulla sostanza del lavoro. Questo a volte rende la cura più complessa\, ma rende l’arte vera. \nAvete lavorato molto tra Italia e Austria. Come ha influito questo passaggio culturale nella produzione artistica? \nMonica Giovinazzi: Vivere in contesti diversi apre molte finestre e ti costringe a guardare le cose da punti di vista inconsueti. A Vienna ho gestito per quindici anni grandi spazi dedicati all’arte\, al teatro e alle performance\, lavorando moltissimo a progetti educativi e artistici con i bambini. Ho trovato un’istituzione molto aperta e curiosa verso progetti interdisciplinari. \nBarbara Pavan: Roma rappresenta la radice\, il legame con la storia e una certa complessità anche caotica; Vienna è invece ordine\, metodo e chiarezza nei meccanismi culturali. La ricchezza dell’arte di Monica risiede proprio nella sintesi tra quel caos mediterraneo e la precisione mitteleuropea. \nQuali sono i prossimi passi per il progetto “Behind”? \nMonica Giovinazzi / Barbara Pavan: Stiamo lavorando a una retrospettiva a Palazzo Caetani a Sermoneta\, accompagnata da una pubblicazione che ripercorrerà i progetti degli ultimi anni per aiutarne a leggere l’evoluzione. Inoltre\, vorremmo rendere Behind una mostra itinerante: una struttura dinamica e un po’ “a soffietto”\, capace di arrivare in una piazza\, attivarsi con una performance e poi spostarsi altrove. Un’arte che muove\, trasforma e che continui a viaggiare.  \n  \nMonica Giovinazzi artista poliedrica\, regista\, autrice e performer. Realizza installazioni e performing art. Apre a Roma l’Associazione di promozione sociale Raabe-Centro UNLA per la lotta contro l’analfabetismo di ritorno. Organizza performance\, laboratori ed esposizioni d’arte figurativa\, oltre a numerose attività didattiche. Dal 2005 opera anche a Vienna\, dove fonda Rotehaare Kulturverein\, collaborando con gli enti locali\, scuole ed Università\, per la messa in scena di spettacoli e interventi performativi e per la diffusione della cultura italiana in collaborazione con Istituti e Ambasciate dell’Unione Europa a Vienna e con la Cattedra di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Cavaliere della Repubblica per meriti culturali. www.monicagiovinazzi.art \n  \nInformazione evento  \nIngresso libero \nDURATA DELLA MOSTRA: \n24-25 ottobre 2026
URL:https://www.austriacult.roma.it/evento/behind-monica-giovinazzi/
LOCATION:Roma – SPAZIO BLU\, Via di Tor Pignattara 142
CATEGORIES:Inaugurazione
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