{"id":5003,"date":"2018-03-28T16:16:14","date_gmt":"2018-03-28T14:16:14","guid":{"rendered":"http:\/\/new.austriacult.roma.it\/de\/?post_type=tribe_events&#038;p=5003"},"modified":"2018-03-28T16:16:38","modified_gmt":"2018-03-28T14:16:38","slug":"vienna-ombre-rose-ombre-di-orit-drori","status":"publish","type":"tribe_events","link":"https:\/\/www.austriacult.roma.it\/de\/veranstaltung\/vienna-ombre-rose-ombre-di-orit-drori\/","title":{"rendered":"\u201cVienna. Ombre, Rose, Ombre.\u201d, di Orit Drori"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un omaggio all\u2019epoca dei grandi intellettuali mitteleuropei, risultato di quattro anni di lavoro e viaggi a Vienna iniziati nel 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini rimarranno in mostra fino al 5 maggio 2018 con il seguente orario di apertura al pubblico: dal luned\u00ec al venerd\u00ec, ore 16.30 &#8211; 19.00 (chiuso sabato e festivi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la curatrice Diletta Borromeo introduce la mostra:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<strong>Ombre, Rose, Ombre.<\/strong> Due periodi cupi e difficili, le guerre mondiali, accesi dal fiorire della cultura. Il progetto di Orit Drori, quattro anni di lavoro e viaggi a Vienna iniziati nel 2010, \u00e8 un omaggio all\u2019epoca dei grandi intellettuali mitteleuropei, ma non solo. \u00c9 un saper restare, ritornare e soprattutto un \u201candare incontro al tempo come esso ci cerca\u201d, citazione da Shakespeare scelta da Stefan Zweig, non a caso, per iniziare il libro <em>Il mondo di ieri<\/em>. Un mondo in cui, dal passaggio al XX secolo e fino alla seconda guerra mondiale, nulla \u00e8 pi\u00f9 al sicuro e il dramma viene allo scoperto dopo essere stato a lungo, per dirla come Franz Werfel, \u201cuna tomba interrata che nessuno riesce pi\u00f9 a localizzare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anima nomade, quando parla del suo modo di lavorare Orit Drori precisa due questioni: \u201cil viaggio \u00e8 importante\u201d e \u201cla fotografia \u00e8 lo strumento\u201d. Il viaggio richiede tempo e l\u2019artista sfida la misura del tempo. Durante la realizzazione di questo progetto, come di altri, l\u2019autrice vive, osserva, legge, cammina, riprende tutto ci\u00f2 che cattura la sua attenzione. Nella Vienna di Sigmund Freud, Karl Kraus, Georg Trakl, Hugo von Hofmannsthal, Arthur Schnitzler, Zweig, Werfel e molti altri, Drori va incontro al momento in cui il segreto del luogo si offre, attimi sospesi nelle stanze del <em>S\u00fcdbahnhotel<\/em> frequentato dagli scrittori o su un portone della Vienna rossa di Karl Marx-Hof. Oppure nell\u2019<em>Augarten<\/em>, inaspettatamente, le <em>Flakt\u00fcrme<\/em>, torri per la difesa contraerea nazista. Una mano posata sul vestito. Un volto-icona a occhi chiusi, sfocato. Una rappresentazione di ragazza col cagnolino suggerisce la posa del ritratto privato ottocentesco, sullo sfondo una parete di cemento in rovina. L\u2019artista comunica la sostanza del vissuto, che trapela anche attraverso l\u2019assenza; raccoglie l\u2019eco di luoghi e persone, in entrambi i casi non comuni, a volte marginali, a volte al centro degli eventi, in ogni modo scelti nel corso del viaggio per affinit\u00e0 e intensit\u00e0. L\u2019evocazione istantanea degli scatti compone un discorso per frammenti, d\u00e0 forma a interrogativi e passioni. In questa capacit\u00e0 di immediatezza esiste forse qualche analogia con Peter Altenberg e con quanto scriveva il giovane Hofmannsthal circa <em>Il mio modo di vedere<\/em>, prima raccolta di schizzi dello stesso Altenberg: \u201csolo artisti e bambini vedono la vita cos\u00ec com\u2019\u00e8. Essi sanno cosa c\u2019\u00e8 nelle cose. Sentono nei discorsi la verit\u00e0 e la menzogna. Sono gli unici capaci di concepire la vita come totalit\u00e0. Danno alle cose il loro nome e alle parole il loro contenuto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia di Orit Drori \u00e8 strumento simbolico e indagatore, si sviluppa come un lavoro <em>in progress<\/em> scandito nel tempo e finisce per divenire immagine senza tempo. Un\u2019immagine in cui risiede il senso stesso dell\u2019installazione essenziale concepita dall\u2019artista in questa occasione, cinque \u201cquadri fotografici\u201d che intendono rappresentare il nocciolo di un progetto espositivo pi\u00f9 ampio.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">cenni biografici<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Orit Drori<\/strong> \u00e8 nata in Israele a Be\u2019er Sheva, la citt\u00e0 pi\u00f9 grande nel deserto del Negev. Vive da diversi anni a Chiang Mai, in Tailandia. Ha studiato fotografia a Roma, dove ha vissuto a lungo e ha collaborato, dal 1987 al 1993, con il Gruppo Editoriale La Repubblica-L\u2019Espresso. Dal 1993 conduce una ricerca artistica personale nel corso di lunghi viaggi in Myanmar, Europa, Nord Corea, Israele e Australia. A Roma nel 1996 ha ideato una video installazione per i locali del Bar del Fico (a cura di Diletta Borromeo e Maria Rosa Sossai, con il sostegno tecnico di Rai2), mentre nel 2008, nell\u2019ambito del Festival Internazionale della Fotografia, ha presentato il progetto \u201cBurma. Between Us, Remember Me Always\u201d, a cura di Enrica Scalfari presso il Museo di Roma in Trastevere. Nel 2009 ha vinto il FCCT Photo Contest. Ha partecipato a numerose esposizioni in spazi pubblici e privati, in Italia e all\u2019estero. Fra questi: Santa Maria dello Spasimo, Palermo (1997), Istituto Italiano di Cultura, Praga (1999), Museo dell\u2019Arte e dell\u2019Archeologia, Vasto (1999), Palazzo delle Esposizioni, Roma (2002), Upperground, Vienna (2003), Universit\u00e0 degli Studi \u201cLa Sapienza\u201d, Roma (2004), Beth Hamidrash Tiferet, Gerusalemme (2005), Koi Gallery, Bangkok (2011), Photo Festival, Bangkok (2016).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un omaggio all\u2019epoca dei grandi intellettuali mitteleuropei, risultato di quattro anni di lavoro e viaggi a Vienna iniziati nel 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini rimarranno in mostra fino al 5 maggio 2018 con il seguente orario di apertura al pubblico: dal luned\u00ec al venerd\u00ec, ore 16.30 &#8211; 19.00 (chiuso sabato e festivi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la curatrice Diletta Borromeo introduce la mostra:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOmbre, Rose, Ombre. 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